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UNA CASAMATTA DELLA SOLIDARIETA’ NEL CUORE DELLA VALDERA

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Mag 5, 2022

Il Botteghino è un “contenitore di idee e di sogni”. Così, ormai qualche anno fa, ci presentavamo al “mondo” in quella che voleva essere una “ristrutturazione” in chiave moderna di una vecchia Casa del Popolo.

Solo in questi ultimi 3-4 anni, segnati anche dal Covid, il circolo è stato promotore di una miriade di eventi e manifestazioni. Siamo stati la scena di moltissimi artisti vicini e lontani, alcuni dei quali hanno trovato in noi un “primo” palco, battesimo del fuoco per giovanissimi che hanno potuto sperimentare insieme, alle nostre jam session e ai nostri concerti.

Ma ci siamo anche dedicati al sociale: raccolta alimentare a sostegno delle famiglie più colpite dalla pandemia e, ancora dopo, in aiuto alle famiglie della città (vedi Villaggio Piaggio). Abbiamo dato casa alle iniziative di partiti e associazioni, come l’Associazione di Amicizia Italia-Cuba, con la quale abbiamo promosso raccolte fondi a sostegno delle campagne vaccinali e allo sviluppo di progetti sanitari promossi dall’ONU nell’isola. Abbiamo partecipato a campagne di aiuto internazionale come in Palestina, dove insieme a tanti nuovi olivi appena piantati abbiamo lasciato un segno del nostro passaggio, un piccolo ricordo della solidarietà della nostra terra, dall’altra parte del mondo.

Abbiamo invitato e aiutato fattivamente comitati operai in lotta,

dando fondi ai lavoratori Texprint di Prato da mesi in picchetto giorno e notte di fronte alla fabbrica, sostenendo economicamente (e anche cucinando) per le operaie salite sul tetto di Palazzo Blu e poi su Viale Piaggio. Senza dimenticare il collettivo di fabbrica GKN, la lotta della Rimaflow di Trezzano sul Naviglio (MI) con la vendita dei prodotti dell’azienda occupata.

Una solidarietà al “mondo dell’officina”, di stampo mutualistico, che al nostro circolo da molti anni ha anche un appuntamento fisso: la Festa Operaia, autentica sinergia di lotte e vertenze da tutta la Toscana e non solo, annualmente messa in piedi dal Comitato Operai Piaggio.

Non si dimentichino infine le proiezioni, le presentazioni di libri e dischi, gli spettacoli teatrali e, d’estate, i campi solari di Arciragazzi o le iniziative culturali e politiche sull’attualità: dallo scandalo Keu all’Acqua Pubblica, da ciò che avviene in America Latina alla nostra Valdera.

Senza mai perdere la memoria: della Costituzione nata dalla Resistenza e dalla lotta di Liberazione dal nazifascismo, come ricordato e celebrato ai nostri eventi del 25 Aprile e come ribadito nel nome del lavoro, fondamento della Repubblica, ogni il Primo Maggio. Promovendo sempre il valore della Pace, quella che lo scorso anno abbiamo voluto gridare dedicando la nostra piazza affacciata sull’Arno a Gino Strada, che pochi giorni prima ci aveva lasciato.

Tutto questo rimanendo sempre coi piedi per terra, non scordando mai il nostro compito più grande: mantenere un presidio sociale a La Rotta, dove venire a giocare a carte e a fare due chiacchiere la sera il fine settimana, anche quando i bar sono tutti chiusi. Il tutto a prezzi contenuti, fuori dalle logiche di mercato, come da tradizione Arci.

Tutte queste cose sono rese possibili ogni giorno da un gruppo di volontari che in questi anni non si è mai dato per vinto, aprendosi alla città e a tutti coloro che avessero un progetto da presentare. Anche per questo, in queste settimane di dichiarazioni dei redditi

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A TE NON COSTA NIENTE, A NOI CI DA’ LA SVOLTA!

Mario

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Dic 17, 2021

Io non so se io e Mario, parlando di politica, saremmo mai potuti andare d’accordo; non lo so ma penso proprio di no: lui comunista di partito, io socialista libertario. 

Penso proprio di no.

Quando io e Mario ci siamo conosciuti io ero piccolo e lui era già un vero signore fatto e finito, con due figli già adulti. Conosceva bene il mio babbo e mi chiamava per cognome (lo fa tutt’ora suo figlio Vlady).

Io ero piccolo e l’unica cosa che sapevo di politica era che Andreotti mi stava sul cazzo, e anche Gianni Agnelli e Silvio Berlusconi.

Penso che Mario, ad averlo saputo, avrebbe approvato.

Andavo a giocare a pallone ai giardini pubblici adiacenti la sua pompa di benzina. Intorno a lui, ogni estate, si radunava una combriccola di signori amici di Mario e, mentre Mario riforniva le macchine, chiacchieravano di politica e pallone. Parlavano di pallone ma non gradivano il nostro di pallone, poiché ogni tanto si abbatteva su di loro rischiando di fare male a qualcuno: i signori si incazzavano e Mario, forte della sua esperienza partitica, faceva da mediatore; fu lì che imparai che la cosa più importante era essere autorevoli, e Mario lo era, e non autoritari, e Mario non lo era.

Poi son cresciuto e ho smesso col pallone, mi son dato al rock ‘n’roll e son diventato libertario: forse Mario avrebbe preferito fossi rimasto un rompicoglioni col pallone ai piedi. 

Ai giardini pubblici non ci andavo più, l’unico giardino  che frequentavo era quello fuori dal Macchia Nera a Pisa; Mario lo incrociavo ogni tanto per Pontedera, quelle rare volte che andavo in giro per la cittadina che ha dato i natali sia a me che a lui, e l’ho sempre rispettato, perché era autorevole e non autoritario. Per un socialista libertario, quando non sei autoritario, sei già un compagno per forza di cose.

Quando son diventato un uomo ho letto tutti e due i suoi libri “Dalla spalletta dell’Arno si racconta…” Mi colpì molto il racconto de “Il Canto della Mano Nera” un luogo, sospeso tra realtà e leggenda della Pontedera di inizio ‘900 dove erano soliti riunirsi, notte tempo, ladri, anarchici, prostitute, omosessuali, delinquenti comuni, streghe, demoni e ubriaconi; un luogo dove, nel delinquere, si trovava una via di fuga dall’asfissiante giogo della “norma”. Mario ne scriveva e mi incantava: era esistito davvero? Mito? Leggenda? Non lo so…

Son stato anche alla presentazione dell’ultimo volume di “Dalla spalletta dell’Arno si racconta”, in Villa Comunale: Mario parlava con un supporto per la voce, nonostante questo parlava con toni accesi, mescolava il racconto di vite comuni alla politica con brio e lucidità, la vita lo aveva provato ma lui, decisamente, era sempre combattivo. Autorevole e non autoritario. 

Anche adesso, che sono un uomo, da grande vorrei essere un signore fatto e finito come Mario, Mario che da oggi non c’è più, Mario che se n’è andato, Mario che ci lascia un po’ tutti orfani.

Io sono socialista libertario e Mario era comunista di partito e a me le figure istituzionali non piacciono, però, ecco, l’unico sindaco che avrei accettato e rispettato, a Pontedera, sarebbe stato senz’altro lui. E per tutta la vita, per me, lui è sempre stato questo: l’unico, vero e legittimo sindaco di Pontedera.

Una carovana dalla Palestina

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Set 10, 2021

La “carovana culturale” di Palestina Calling, che ha iniziato il suo viaggio ieri all’arena del Cinema Sotto le Stelle, oggi fa tappa al Botteghino.

Ecco il programma della giornata:

Ore 16 – Laboratorio di hip hop per bambini e bambine dai 7 ai 15 anni a cura di Simple Sound Studio
(Info e iscrizioni: 351 5899155)

Ore 17 – Letture di testi sulla Palestina a cura dell’associazione Futuro è Ora

Ore 18 – ‘Nuovi linguaggi: l’evoluzione del media attivismo e le produzioni culturali giovanili’
Modera:
• Carla Cocilova, Assessora alle politiche sociali e alla cooperazione internazionale del Comune di Pontedera
Partecipano:
• Muna Alkurd, giornalista e attivista di Sheikh Jarrah, Gerusalemme Est
• Alba Nabulsi, Politologa, ricercatrice e attivista esperta in politiche di genere e di sviluppo locale
• Qusay Abbas, Youth Development Department, Gerusalemme Est

Ore 20.30 – Cena di raccolta fondi destinati al progetto “Musharaka” presso il Circolo Arci il Botteghino a cura dell’associazione La Pace (Prenotazioni con SMS o WhatsApp al 389 583 2519)

Ore 21.30 – Performance rap di Simple Sound Studio
Smaiky / Core / Arnese – Dj Denny 0013

La carovana riprenderà poi il suo viaggio e vi aspetterà domani al Circolo L’Ortaccio di Vicopisano e domenica al Circolo La Rinascita di Ponsacco. Il programma completo lo trovate qui: https://www.arcivaldera.it/2021/09/06/palestina-calling/

Essenziali, come l’arte

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Set 9, 2021

Prende il via domani sera (la prima tappa è al Circolo Arci di Santa Lucia) un’iniziativa nata dalla collaborazione tra Arci Valdera e la Compagnia Sabot. La Compagnia Sabot, che prende il nome da un particolare tipo di scarpa in legno molto diffusa nei secoli scorsi in Olanda, Belgio e, in Italia, nella Valle d’Aosta (il termine sabot appartiene al patois valdostano) è un’associazione culturale fondata nel 2020 da Fabio Saccomani con sede a Camugliano che ha, tra i suoi obiettivi, quello di compiere atti di “sabotaggio culturale” (la parola sabotaggio deriva proprio da sabot: gli operai infilavano la scarpa di legno in mezzo agli ingranaggi delle macchine da lavoro per farle inceppare) contro il dilagare di forme di espressione che tendono ad appiattire e omologare, tra l’altro, anche le manifestazioni artistiche e culturali.

“Essenziali”, così si chiama questa iniziativa, metterà in scena nei circoli Arci che aderiscono al progetto una serie di spettacoli che hanno lo scopo non solo di divertire e intrattenere ma anche, e soprattutto, di dimostrare che l’arte dal vivo è ancora in grado di regalare emozioni: dopo il lungo stop imposto dalle disposizioni di contrasto all’emergenza sanitaria che, ahimè, è ancora lontana dall’essere superata, “Essenziali” è l’occasione per gli artisti che fanno capo alla Compagnia Sabot di rimettersi in pista e per tutti noi di tornare a goderci arte, bellezza, divertimento e, nei limiti del possibile, socialità, che sono elementi, per l’appunto, essenziali della vita di tutti noi.

Ecco il programma della rassegna (come vedete, una serata si svolgerà al Botteghino):

Venerdì 10 settembre, ore 19:30 e 21:00
Circolo Arci di Santa Lucia
Mastro Bolla, di Fabio Saccomani
Uno spettacolo di bolle di sapone per famiglie dove ridere dell’irriverente ironia di Fabio Saccomani che, nei panni di Mastro Bolla, incendia (letteralmente) il pubblico.
Mercoledì 15 settembre, ore 21:00
Circolo Arci Il Botteghino
Gran Gradinì, di Max Pederzoli
Un musicista, un acrobata, un ventriloquo e un comico si trovano in una sola persona e danno vita a un cabaret interno esilarante e brillante.
Domenica 19 settembre, ore 21:00 
Castello di Lari
Bolle per Adulti, di Fabio Saccomani
Uno spettacolo di satira politica e bolle di sapone. Una serata in cui divertirsi e riflettere sulle contraddizioni della nostra società, uno spettacolo graffiante e che resta a lungo nei cuori.
Venerdì 24 settembre, ore 21:00
Circolo Soms di Palaia
Volevo andare al coro, del trio Terremerse Teatro
Tre anziane amiche si raccontano attraverso il canto e l'intimo dialogo. Una pièce teatrale dove si incontra la memoria di un popolo e l'importanza di fermarsi e guardarsi negli occhi.
Sabato 25 settembre, ore 21:00
Teatro di Camugliano
Hoopnosis, di Linda van der Vellar
Un rituale, un atto divertente ed ipnotico che avviene con il supporto di atmosfere incantate, cerchi magici e corpi contorti renderà evidente come l'impossibile può diventare possibile solo grazie ad una leggera ed ironica suggestione sensoriale.

Acqua pubblica: dieci anni dopo

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Ago 29, 2021

Sono passati poco più di dieci anni da quella domenica di giugno in cui 26 milioni di italiani chiesero a gran voce, tramite un referendum popolare, che l’acqua fosse considerata un “bene comune” e non una fonte di profitto per qualche azienda privata.

Dieci anni dopo siamo qui a domandarci: la volontà di quei 26 milioni di italiani è stata rispettata?

Diciamo la verità: il fatto che su questo tema abbiamo organizzato un dibattito pubblico dal titolo “Il referendum tradito” lascia pochi dubbi su quale sia il nostro pensiero in proposito; del resto non sta scritto da nessuna parte che chi organizza un dibattito del genere, pur invitando a parlare esponenti dell’una e dell’altra fazione, debba mantenersi neutrale.

Il dibattito avrà luogo lunedì 30 agosto alle ore 21:30 nella piazza Gino Strada del Circolo Arci Il Botteghino. Interverranno Stefano Petroni, del Forum Acqua Valdera, Matteo Franconi, sindaco di Pontedera e Giuseppe Sardu, presidente di Acque S.p.A. La discussione sarà moderata dal nostro Sergio Capecchi. Insieme a loro cercheremo di capire cosa è stato fatto in questi dieci anni e cosa si prevede di fare nell’immediato futuro in materia di ripubblicizzazione del servizio idrico

Aderiscono all’iniziativa Rifondazione Comunista – Circolo Karl Marx di Pontedera, Progetto Pontedera, il Circolo L’Albero del Pepe di Pontedera, Arci Valdera, l’Associazione La Rossa di Lari e Legambiente Valdera.

Piazza Gino Strada

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria / Col suo marchio speciale di speciale disperazione / E tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi / Per consegnare alla morte una goccia di splendore / Di umanità di verità

(Fabrizio De André)

Chissà come l’avrebbe presa, Gino Strada, questa trovata. Dicono fosse un uomo decisamente ruvido. Probabilmente avrebbe sgranato gli occhi, bofonchiato un monosillabo di difficile interpretazione (“bah!”) e poi si sarebbe voltato scacciando con la mano un frammento di pensiero non meritevole, a suo avviso, di essere espresso, ma sin troppo facile da indovinare: “Che razza di idea, intitolarmi una piazza!”, o qualcosa del genere.

Eppure, noi questa “razza di idea” l’abbiamo avuta. La nostra piazza, quella a cui non riuscivamo a dare un nome, che ci costringeva a ricorrere a locuzioni come “area esterna”, “spazio eventi”, “ex-campino” (e chi più ne ha più ne metta) ogni qual volta ci trovavamo a doverla indicare… quella piazza, ora, si chiama “piazza Gino Strada, medico e uomo di pace”. Sappiamo già che quest’ultima definizione lascerà perplessi diversi di voi: “Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra” è divenuta, in questi pochi giorni, la frase di Gino Strada più citata, rimbalzata com’è di social in social. È pericoloso, lasciate che ve lo diciamo, rinchiudere un uomo in una citazione, quasi a farne un santino con stampata sul fronte un’immagine da venerare e sul retro una frase virgolettata; o come si usa oggi, tra chi è nato nell’era del digitale e chi ha lasciato che quest’era lo prendesse in adozione, a trasformarlo in un meme da postare su Facebook, su Instagram e chissà dove altro ancora. Ma in quell’asserzione che può apparire persino contraddittoria sta tutta la complessità e al tempo stesso la semplicità del pensiero di Gino Strada: non amava essere chiamato pacifista perché “tra i pacifisti c’è molto dilettantismo” – e lui, certamente, dilettante non era! – ma non esitava a definire la pace “non solo un dovere, ma una necessità”.

(È d’obbligo una nota. Molte delle frasi che in questo articolo attribuiamo a Strada sono impropriamente racchiuse  tra virgolette ma sono riportate “a memoria”; sarebbe estremamente facile ricercare la fonte originale e trascriverle alla lettera, ma ci sembra un esercizio di nessuna utilità: un pensiero di valore che riesca a essere interiorizzato al punto che ciascuno riesca a esprimerlo, senza ovviamente tradirne il significato, col proprio stile e la propria sensibilità è un pensiero che dimostra la sua grandezza. A memoria, che noi sappiamo, si imparano solo le tabelline e le preghiere).

Assisteremo (stiamo già assistendo, a dire il vero) a tentativi più o meno maldestri di tirare Gino Strada, come si suol dire, “per la giacchetta”. Al netto di pochi biliosi imbecilli che hanno esultato per la morte di questo “traditore degli italiani”, che poi sono gli stessi che sono pronti a gridare a ogni piè sospinto “aiutiamoli a casa loro!” (a costoro diamo una notizia sconvolgente: “aiutarli a casa loro” era esattamente una delle cose che Gino Strada e i suoi sodali facevano), oppure “pensiamo piuttosto agli italiani in difficoltà!” (altra notizia bomba: Emergency, l’associazione fondata da Gino Strada, opera anche in molte zone d’Italia offendo gratuitamente assistenza medica e sanitaria di prima qualità a chiunque ne abbia bisogno), molti esponenti del mondo politico si stanno affrettando a farci sapere quanta stima li legasse a quest’uomo (“al di là di tutte le differenze che ci potevano essere tra noi…”), quanto apprezzassero la sua opera e compagnia bella. Se alcuni tra loro sono decisamente irritanti (non crediamo ci sia bisogno di fare nomi) e altri semplicemente ridicoli (per dire: quelli che spingono un giorno sì o l’altro pure per questo o quell’intervento militare perché “ormai è l’ultima soluzione possibile”, lo sanno che Strada sosteneva che “chi dice che la guerra è l’extrema ratio in realtà l’ha avuta in mente sin dal primo momento”?), ce ne sono alcuni, e vogliamo credere che non siano pochi, sinceramente desiderosi di sentirselo vicino, politicamente (impresa disperata, si direbbe, visto che il buon Gino ne aveva per tutti anche se, ammettiamolo pure, per alcuni ne aveva molto di più) e umanamente.

È in fondo quello che stiamo facendo anche noi, tirarlo per la giacchetta, intitolandogli questa piazza. Apparteniamo all’ultima categoria, diciamo così; e siamo immodesti quanto basta da credere che Gino Strada non si sarebbe poi trovato troppo male in nostra compagnia, fatta salva la sua nota avversione per le aggregazioni, e questo da molto prima che il CoVid le rendesse problematiche. Ci piace immaginare che se Gino fosse ancora tra noi, se quel suo cuore troppo affaticato dall’essersi speso in ogni possibile maniera in giro per il mondo non gli avesse richiesto improvvisamente di potersi mettere a riposo, quando stasera intitoleremo ufficialmente a lui la nostra piazza, sgranerebbe gli occhi di fronte a quel cartello stradale (a quell’imitazione di cartello stradale: ricordiamo che la piazza è lo spazio esterno di un circolo privato e questa “piazza Gino Strada” non apparirà mai sugli stradari comunali o su Google Maps; perché il nome di Gino Strada entri a far parte della toponomastica italiana aspettiamo con fiducia le decisioni delle varie amministrazioni locali e una specifica disposizione del Ministero degli Interni, come previsto dalla legge emanata nel 1927 e tuttora in vigore) e voltandosi verso di noi biascicherebbe tra sé: “Piazza Gino Strada? Che stronzi!”, per regalarci infine un sorriso stentato.

Sì, Gino, “piazza Gino Strada”. La dedichiamo a te. Chissà cosa diresti se sapessi che la nostra prima idea era stata quella di definirti “eroe dell’umanità”. Anzi, no, lo sappiamo cosa diresti: il tuo pensiero correrebbe al Galileo brechtiano, a quello “sfortunata la terra che ha bisogno di eroi” che giorno dopo giorno non manca di mostrare, a chi vuol vederla, la sua crudele verità, e pronunceresti parole che non è opportuno che siano riportate in questa sede. No, questa terra, questa Terra (con la “t” maiuscola) non ha bisogno di eroi. Ha bisogno di persone come te, come Gino Strada, medico e uomo di pace.

Il Gran Grandinì

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Set 13, 2021

Uno spettacolo esilarante ricco di colpi di scena e numeri brillanti: dalla magia all’acrobazia, dall’ipnotismo al beat box, dal rumorismo al canto. 

Tutto concepito, realizzato e interpretato dall’unico e inimitabile Gran Grandinì.

Cosa accadrà quando Klaus il clown, la sua fedelissima spalla, rifiuterà di esibirsi? E chi è Gianni Calzino?

Il Gran Grandinì dovrà affrontare numerosi imprevisti ma tuttavia saprà regalarvi un’ esperienza inaspettata e indimenticabile.

Mercoledì 15 settembre, alle oe 21:00, al Circolo Arci Il Botteghino.

(“Il Grand Grandinì” è uno degli spettacoli della rassegna “Essenziali” organizzata da Arci Valdera e Compagnia Sabot).

Biciclette al Botteghino

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Set 11, 2021

La Cicloturistica dei Fischi e delle Campanelle è una manifestazione sportiva (ma non solo) che si svolge tutti gli anni (CoVid permettendo) a La Rotta nel secondo weekend di settembre a ridosso della festa paesana da cui prende il nome; l’iniziativa nasce da un’idea di Federico Caponi, Presidente della AS La Rotta ASD, 15 anni fa. La Cicloturistica dei Fischi e delle Campanelle unisce l’aspetto sportivo all’amore per i paesaggi, in mezzo ai quali pedalare per godersi i meravigliosi panorami della Toscana. Giunta alla sua 12ª edizione, la manifestazione quest’anno si articola in tre percorsi che si snoderanno attraverso i Borghi più suggestivi della Valdera – Lari, Casciana Terme, Chianni, Terricciola, Lajatico, Orciatico, Volterra, Montelopio, Fabbrica, Peccioli, Palaia – per concludersi con il passaggio da Colleoli e San Gervasio prima di arrivare nuovamente a La Rotta.

Il Circolo Arci Il Botteghino è orgoglioso di ospitare, quest’anno, la partenza e l’arrivo di questa bella iniziativa.

La lotta non si processa

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Ago 4, 2021

“Questa mattina [lo scorso 9 luglio, n.d.r.] mi è stato notificato ‘l’ordine di esecuzione per la carcerazione’ relativo ad una  condanna ormai diventata definitiva. Nove anni fa [il 30 novembre 2012, n.d.r.] partecipai ad una contestazione pacifica contro un comizio dell’allora segretario del PD Bersani. Eravamo in piena fase di austerity con il Governo Monti e la Ministra Fornero. I lavoratori e le lavoratrici presenti furono caricati selvaggiamente dalla polizia in assetto antisommossa con diversi feriti. Il giorno successivo stessa storia.  Presidio in zona pedonale, arrivano camionette su camionette della celere. Si presenta un funzionario visibilmente fuori di sè (abbiamo poi scoperto essere lo stesso delle cariche ai lavoratori AST di Terni e degli sfrattati dal presidio di Piazza Indipendenza a Roma nel 2017). Anche in quell’occasione violente cariche, decine di feriti anche tra i passanti. Il giorno ancora successivo Livorno risponde compatta. Migliaia di lavoratori e lavoratrici scendono in piazza spontaneamente in difesa della libertà di manifestare, a fianco degli attivisti e delle attiviste e contro la violenza della Questura Livornese. Anche quel giorno ci furono provocazioni inaccettabili e la piazza, ancora una volta, rispose con determinazione di fronte al palazzo della Prefettura”.

A parlare è Giovanni Ceraolo, sindacalista e attivista livornese. Il Tribunale lo ha condannato a 2 anni, 6 mesi e 20 giorni di carcere. Insieme a lui sono stati condannati altri 20 attivisti e sono stati richiesti oltre 80mila euro tra risarcimenti e ammende.

“Sono stato condannato principalmente perchè sarei, a loro avviso, il responsabile morale di quei fatti.  Non ho tirato sassi né transenne ma per loro è lo stesso. Non stiamo qui a lamentarci, sia chiaro. Certo fa riflettere. I responsabili di stragi come quella di Viareggio non hanno mai ricevuto e probabilmente non riceveranno mai una raccomandata come quella che ho ricevuto io. Viviamo in un sistema che ‘premia’ questi personaggi facendogli capire che possono continuare a fare ciò che vogliono e contemporaneamente colpisce chi prova a mettere in discussione la realtà esistente. Chi fa lavoro sociale e chi fa sindacato. Sì perchè tra di noi ci sono anche sindacalisti.  Non quelli con il culo incollato alle poltrone che firmano i peggiori accordi sulle spalle dei lavoratori, ma persone oneste che credono in ciò che fanno e sono disposte a pagarne le conseguenze. Era così 100 o 50 anni fa ed è così anche adesso”.

L’Associazione La Rossa di Lari organizza una serata a sostegno di Giovanni e degli altri manifestanti condannati. Questa sera, dalle ore 20, negli spazi del Circolo ARCI Il Botteghino, cena con zuppa e grigliata (ma ci sarà anche un’alternativa vegana) e vino rosso offerto da “Terre di Guidoreste”.  Per partecipare è richiesto un contributo di 15 euro per gli adulti e di 10 euro per i bambini sotto i 10 anni. Il ricavato servirà ad aiutare Giovanni e tutti gli altri a pagare le spese legali e le ammende inflitte.

Dopo la cena ascolteremo le testimonianze di alcuni dei manifestanti. La serata si concluderà con un concerto dei Jovan Brothers.

Info e Prenotazioni al 349-8488204 o al 338-3663452. L’iniziativa si svolgera’ all’aperto, con numero dei posti limitato e in ottemperanza alle disposizioni in merito a Covid19.

Eutanasia legale

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Lug 31, 2021

La battaglia a favore dell’eutanasia legale non è, come sostengono alcuni, una battaglia a favore della morte: è, al contrario, una battaglia a favore della vita intesa nel suo significato più ampio.

“Molte persone gravemente malate oggi non sono libere di scegliere fino a che punto vivere la loro condizione. Non hanno diritto all’aiuto medico alla morte volontaria, al suicidio assistito o ad accedere all’eutanasia come è invece possibile in Svizzera, Belgio, Olanda, Spagna, Canada, molti Stati degli Stati Uniti e sempre più Paesi nel mondo.Persino a fronte di una proposta di legge di iniziativa popolare depositata nel 2013 e due richiami della Corte costituzionale, il Parlamento in tutti questi anni non è mai riuscito a discutere di eutanasia legale. Ecco perché, a fianco delle persone che non possono aspettare i tempi della politica e della giustizia, abbiamo deciso di dare la parola ai cittadini con un referendum”: con queste parole l’Associazione Luca Coscioni ha lanciato nell’aprile di quest’anno la raccolta di firme per indire una consultazione popolare sul tema della “buona morte”.

Non crediamo ci sia molto da aggiungere: quella per la “buona morte” è a tutti gli effetti una battaglia di civiltà che abbraccia molti argomenti, a partire dal tema (più volte tirato in ballo a sproposito in questi ultimi tempi) della libera scelta per giungere ai temi della qualità e della dignità della vita – e dignità della vita significa indubbiamente dignità anche nella sua conclusione.

Per questo il Circolo ARCI Il Botteghino ospiterà stasera, a partire dalle ore 22:00, nel corso dell’evento “Canzonacce e ponci” organizzato dall’Albero di Pepe di Pontedera, un banchetto per raccogliere firme a favore di questo referendum (è necessario presentare un documento di identità). Per saperne di più vi invitiamo a visitare il sito referendum.eutanasialegale.it