Eventi

  • Non ci sono eventi

Mario

391

Dic 17, 2021

Io non so se io e Mario, parlando di politica, saremmo mai potuti andare d’accordo; non lo so ma penso proprio di no: lui comunista di partito, io socialista libertario. 

Penso proprio di no.

Quando io e Mario ci siamo conosciuti io ero piccolo e lui era già un vero signore fatto e finito, con due figli già adulti. Conosceva bene il mio babbo e mi chiamava per cognome (lo fa tutt’ora suo figlio Vlady).

Io ero piccolo e l’unica cosa che sapevo di politica era che Andreotti mi stava sul cazzo, e anche Gianni Agnelli e Silvio Berlusconi.

Penso che Mario, ad averlo saputo, avrebbe approvato.

Andavo a giocare a pallone ai giardini pubblici adiacenti la sua pompa di benzina. Intorno a lui, ogni estate, si radunava una combriccola di signori amici di Mario e, mentre Mario riforniva le macchine, chiacchieravano di politica e pallone. Parlavano di pallone ma non gradivano il nostro di pallone, poiché ogni tanto si abbatteva su di loro rischiando di fare male a qualcuno: i signori si incazzavano e Mario, forte della sua esperienza partitica, faceva da mediatore; fu lì che imparai che la cosa più importante era essere autorevoli, e Mario lo era, e non autoritari, e Mario non lo era.

Poi son cresciuto e ho smesso col pallone, mi son dato al rock ‘n’roll e son diventato libertario: forse Mario avrebbe preferito fossi rimasto un rompicoglioni col pallone ai piedi. 

Ai giardini pubblici non ci andavo più, l’unico giardino  che frequentavo era quello fuori dal Macchia Nera a Pisa; Mario lo incrociavo ogni tanto per Pontedera, quelle rare volte che andavo in giro per la cittadina che ha dato i natali sia a me che a lui, e l’ho sempre rispettato, perché era autorevole e non autoritario. Per un socialista libertario, quando non sei autoritario, sei già un compagno per forza di cose.

Quando son diventato un uomo ho letto tutti e due i suoi libri “Dalla spalletta dell’Arno si racconta…” Mi colpì molto il racconto de “Il Canto della Mano Nera” un luogo, sospeso tra realtà e leggenda della Pontedera di inizio ‘900 dove erano soliti riunirsi, notte tempo, ladri, anarchici, prostitute, omosessuali, delinquenti comuni, streghe, demoni e ubriaconi; un luogo dove, nel delinquere, si trovava una via di fuga dall’asfissiante giogo della “norma”. Mario ne scriveva e mi incantava: era esistito davvero? Mito? Leggenda? Non lo so…

Son stato anche alla presentazione dell’ultimo volume di “Dalla spalletta dell’Arno si racconta”, in Villa Comunale: Mario parlava con un supporto per la voce, nonostante questo parlava con toni accesi, mescolava il racconto di vite comuni alla politica con brio e lucidità, la vita lo aveva provato ma lui, decisamente, era sempre combattivo. Autorevole e non autoritario. 

Anche adesso, che sono un uomo, da grande vorrei essere un signore fatto e finito come Mario, Mario che da oggi non c’è più, Mario che se n’è andato, Mario che ci lascia un po’ tutti orfani.

Io sono socialista libertario e Mario era comunista di partito e a me le figure istituzionali non piacciono, però, ecco, l’unico sindaco che avrei accettato e rispettato, a Pontedera, sarebbe stato senz’altro lui. E per tutta la vita, per me, lui è sempre stato questo: l’unico, vero e legittimo sindaco di Pontedera.

Torre Mazzinghi

Entrai dal barbiere, avevo 10 anni e paura degli adulti, un senso come d’inadeguatezza ed inferiorità mi mangiava a morsi. Il barbiere stava già lavorando su un cliente:

“Fammi i capelli lisci come il culo di un bimbetto”.

Linguaggio terribilmente maschio, talmente maschio che, essendo bimbo, temetti seriamente per la mia incolumità fisica. Avevo paura che mi obbligassero a calar le braghe per sentire com’è liscio il culo di un bimbo, farsene un’idea e lavorare in tal senso. Ciò, ovviamente, non accadde, ma mi rimase addosso quel certo non so che di schifo, ribrezzo e profondo disprezzo per tutto quello che è riconducibile al linguaggio terribilmente maschio. 

(altro…)

“Rendo noto che ho ripreso tutto con la telecamera”

2237

Dic 22, 2020

Mi ricordo ancora la prima volta che sono entrato al Botteghino, anche se non era la prima volta vera e propria ma tipo la seconda perché, a dire il vero, la prima volta mangiai una pizza e poi suonai il punk hardcore nei locali di quella che oggi è la pizzeria la melodia. Tuttavia, non sapendo se quei locali siano o no da considerarsi come una parte o un’estensione o, addirittura, una repubblica indipendente da Il Botteghino, facciamo che la prima volta è quella che vi racconto ora:

(altro…)