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Acqua pubblica: dieci anni dopo

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Ago 29, 2021

Sono passati poco più di dieci anni da quella domenica di giugno in cui 26 milioni di italiani chiesero a gran voce, tramite un referendum popolare, che l’acqua fosse considerata un “bene comune” e non una fonte di profitto per qualche azienda privata.

Dieci anni dopo siamo qui a domandarci: la volontà di quei 26 milioni di italiani è stata rispettata?

Diciamo la verità: il fatto che su questo tema abbiamo organizzato un dibattito pubblico dal titolo “Il referendum tradito” lascia pochi dubbi su quale sia il nostro pensiero in proposito; del resto non sta scritto da nessuna parte che chi organizza un dibattito del genere, pur invitando a parlare esponenti dell’una e dell’altra fazione, debba mantenersi neutrale.

Il dibattito avrà luogo lunedì 30 agosto alle ore 21:30 nella piazza Gino Strada del Circolo Arci Il Botteghino. Interverranno Stefano Petroni, del Forum Acqua Valdera, Matteo Franconi, sindaco di Pontedera e Giuseppe Sardu, presidente di Acque S.p.A. La discussione sarà moderata dal nostro Sergio Capecchi. Insieme a loro cercheremo di capire cosa è stato fatto in questi dieci anni e cosa si prevede di fare nell’immediato futuro in materia di ripubblicizzazione del servizio idrico

Aderiscono all’iniziativa Rifondazione Comunista – Circolo Karl Marx di Pontedera, Progetto Pontedera, il Circolo L’Albero del Pepe di Pontedera, Arci Valdera, l’Associazione La Rossa di Lari e Legambiente Valdera.

Piazza Gino Strada

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria / Col suo marchio speciale di speciale disperazione / E tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi / Per consegnare alla morte una goccia di splendore / Di umanità di verità

(Fabrizio De André)

Chissà come l’avrebbe presa, Gino Strada, questa trovata. Dicono fosse un uomo decisamente ruvido. Probabilmente avrebbe sgranato gli occhi, bofonchiato un monosillabo di difficile interpretazione (“bah!”) e poi si sarebbe voltato scacciando con la mano un frammento di pensiero non meritevole, a suo avviso, di essere espresso, ma sin troppo facile da indovinare: “Che razza di idea, intitolarmi una piazza!”, o qualcosa del genere.

Eppure, noi questa “razza di idea” l’abbiamo avuta. La nostra piazza, quella a cui non riuscivamo a dare un nome, che ci costringeva a ricorrere a locuzioni come “area esterna”, “spazio eventi”, “ex-campino” (e chi più ne ha più ne metta) ogni qual volta ci trovavamo a doverla indicare… quella piazza, ora, si chiama “piazza Gino Strada, medico e uomo di pace”. Sappiamo già che quest’ultima definizione lascerà perplessi diversi di voi: “Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra” è divenuta, in questi pochi giorni, la frase di Gino Strada più citata, rimbalzata com’è di social in social. È pericoloso, lasciate che ve lo diciamo, rinchiudere un uomo in una citazione, quasi a farne un santino con stampata sul fronte un’immagine da venerare e sul retro una frase virgolettata; o come si usa oggi, tra chi è nato nell’era del digitale e chi ha lasciato che quest’era lo prendesse in adozione, a trasformarlo in un meme da postare su Facebook, su Instagram e chissà dove altro ancora. Ma in quell’asserzione che può apparire persino contraddittoria sta tutta la complessità e al tempo stesso la semplicità del pensiero di Gino Strada: non amava essere chiamato pacifista perché “tra i pacifisti c’è molto dilettantismo” – e lui, certamente, dilettante non era! – ma non esitava a definire la pace “non solo un dovere, ma una necessità”.

(È d’obbligo una nota. Molte delle frasi che in questo articolo attribuiamo a Strada sono impropriamente racchiuse  tra virgolette ma sono riportate “a memoria”; sarebbe estremamente facile ricercare la fonte originale e trascriverle alla lettera, ma ci sembra un esercizio di nessuna utilità: un pensiero di valore che riesca a essere interiorizzato al punto che ciascuno riesca a esprimerlo, senza ovviamente tradirne il significato, col proprio stile e la propria sensibilità è un pensiero che dimostra la sua grandezza. A memoria, che noi sappiamo, si imparano solo le tabelline e le preghiere).

Assisteremo (stiamo già assistendo, a dire il vero) a tentativi più o meno maldestri di tirare Gino Strada, come si suol dire, “per la giacchetta”. Al netto di pochi biliosi imbecilli che hanno esultato per la morte di questo “traditore degli italiani”, che poi sono gli stessi che sono pronti a gridare a ogni piè sospinto “aiutiamoli a casa loro!” (a costoro diamo una notizia sconvolgente: “aiutarli a casa loro” era esattamente una delle cose che Gino Strada e i suoi sodali facevano), oppure “pensiamo piuttosto agli italiani in difficoltà!” (altra notizia bomba: Emergency, l’associazione fondata da Gino Strada, opera anche in molte zone d’Italia offendo gratuitamente assistenza medica e sanitaria di prima qualità a chiunque ne abbia bisogno), molti esponenti del mondo politico si stanno affrettando a farci sapere quanta stima li legasse a quest’uomo (“al di là di tutte le differenze che ci potevano essere tra noi…”), quanto apprezzassero la sua opera e compagnia bella. Se alcuni tra loro sono decisamente irritanti (non crediamo ci sia bisogno di fare nomi) e altri semplicemente ridicoli (per dire: quelli che spingono un giorno sì o l’altro pure per questo o quell’intervento militare perché “ormai è l’ultima soluzione possibile”, lo sanno che Strada sosteneva che “chi dice che la guerra è l’extrema ratio in realtà l’ha avuta in mente sin dal primo momento”?), ce ne sono alcuni, e vogliamo credere che non siano pochi, sinceramente desiderosi di sentirselo vicino, politicamente (impresa disperata, si direbbe, visto che il buon Gino ne aveva per tutti anche se, ammettiamolo pure, per alcuni ne aveva molto di più) e umanamente.

È in fondo quello che stiamo facendo anche noi, tirarlo per la giacchetta, intitolandogli questa piazza. Apparteniamo all’ultima categoria, diciamo così; e siamo immodesti quanto basta da credere che Gino Strada non si sarebbe poi trovato troppo male in nostra compagnia, fatta salva la sua nota avversione per le aggregazioni, e questo da molto prima che il CoVid le rendesse problematiche. Ci piace immaginare che se Gino fosse ancora tra noi, se quel suo cuore troppo affaticato dall’essersi speso in ogni possibile maniera in giro per il mondo non gli avesse richiesto improvvisamente di potersi mettere a riposo, quando stasera intitoleremo ufficialmente a lui la nostra piazza, sgranerebbe gli occhi di fronte a quel cartello stradale (a quell’imitazione di cartello stradale: ricordiamo che la piazza è lo spazio esterno di un circolo privato e questa “piazza Gino Strada” non apparirà mai sugli stradari comunali o su Google Maps; perché il nome di Gino Strada entri a far parte della toponomastica italiana aspettiamo con fiducia le decisioni delle varie amministrazioni locali e una specifica disposizione del Ministero degli Interni, come previsto dalla legge emanata nel 1927 e tuttora in vigore) e voltandosi verso di noi biascicherebbe tra sé: “Piazza Gino Strada? Che stronzi!”, per regalarci infine un sorriso stentato.

Sì, Gino, “piazza Gino Strada”. La dedichiamo a te. Chissà cosa diresti se sapessi che la nostra prima idea era stata quella di definirti “eroe dell’umanità”. Anzi, no, lo sappiamo cosa diresti: il tuo pensiero correrebbe al Galileo brechtiano, a quello “sfortunata la terra che ha bisogno di eroi” che giorno dopo giorno non manca di mostrare, a chi vuol vederla, la sua crudele verità, e pronunceresti parole che non è opportuno che siano riportate in questa sede. No, questa terra, questa Terra (con la “t” maiuscola) non ha bisogno di eroi. Ha bisogno di persone come te, come Gino Strada, medico e uomo di pace.

La lotta non si processa

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Ago 4, 2021

“Questa mattina [lo scorso 9 luglio, n.d.r.] mi è stato notificato ‘l’ordine di esecuzione per la carcerazione’ relativo ad una  condanna ormai diventata definitiva. Nove anni fa [il 30 novembre 2012, n.d.r.] partecipai ad una contestazione pacifica contro un comizio dell’allora segretario del PD Bersani. Eravamo in piena fase di austerity con il Governo Monti e la Ministra Fornero. I lavoratori e le lavoratrici presenti furono caricati selvaggiamente dalla polizia in assetto antisommossa con diversi feriti. Il giorno successivo stessa storia.  Presidio in zona pedonale, arrivano camionette su camionette della celere. Si presenta un funzionario visibilmente fuori di sè (abbiamo poi scoperto essere lo stesso delle cariche ai lavoratori AST di Terni e degli sfrattati dal presidio di Piazza Indipendenza a Roma nel 2017). Anche in quell’occasione violente cariche, decine di feriti anche tra i passanti. Il giorno ancora successivo Livorno risponde compatta. Migliaia di lavoratori e lavoratrici scendono in piazza spontaneamente in difesa della libertà di manifestare, a fianco degli attivisti e delle attiviste e contro la violenza della Questura Livornese. Anche quel giorno ci furono provocazioni inaccettabili e la piazza, ancora una volta, rispose con determinazione di fronte al palazzo della Prefettura”.

A parlare è Giovanni Ceraolo, sindacalista e attivista livornese. Il Tribunale lo ha condannato a 2 anni, 6 mesi e 20 giorni di carcere. Insieme a lui sono stati condannati altri 20 attivisti e sono stati richiesti oltre 80mila euro tra risarcimenti e ammende.

“Sono stato condannato principalmente perchè sarei, a loro avviso, il responsabile morale di quei fatti.  Non ho tirato sassi né transenne ma per loro è lo stesso. Non stiamo qui a lamentarci, sia chiaro. Certo fa riflettere. I responsabili di stragi come quella di Viareggio non hanno mai ricevuto e probabilmente non riceveranno mai una raccomandata come quella che ho ricevuto io. Viviamo in un sistema che ‘premia’ questi personaggi facendogli capire che possono continuare a fare ciò che vogliono e contemporaneamente colpisce chi prova a mettere in discussione la realtà esistente. Chi fa lavoro sociale e chi fa sindacato. Sì perchè tra di noi ci sono anche sindacalisti.  Non quelli con il culo incollato alle poltrone che firmano i peggiori accordi sulle spalle dei lavoratori, ma persone oneste che credono in ciò che fanno e sono disposte a pagarne le conseguenze. Era così 100 o 50 anni fa ed è così anche adesso”.

L’Associazione La Rossa di Lari organizza una serata a sostegno di Giovanni e degli altri manifestanti condannati. Questa sera, dalle ore 20, negli spazi del Circolo ARCI Il Botteghino, cena con zuppa e grigliata (ma ci sarà anche un’alternativa vegana) e vino rosso offerto da “Terre di Guidoreste”.  Per partecipare è richiesto un contributo di 15 euro per gli adulti e di 10 euro per i bambini sotto i 10 anni. Il ricavato servirà ad aiutare Giovanni e tutti gli altri a pagare le spese legali e le ammende inflitte.

Dopo la cena ascolteremo le testimonianze di alcuni dei manifestanti. La serata si concluderà con un concerto dei Jovan Brothers.

Info e Prenotazioni al 349-8488204 o al 338-3663452. L’iniziativa si svolgera’ all’aperto, con numero dei posti limitato e in ottemperanza alle disposizioni in merito a Covid19.

Eutanasia legale

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Lug 31, 2021

La battaglia a favore dell’eutanasia legale non è, come sostengono alcuni, una battaglia a favore della morte: è, al contrario, una battaglia a favore della vita intesa nel suo significato più ampio.

“Molte persone gravemente malate oggi non sono libere di scegliere fino a che punto vivere la loro condizione. Non hanno diritto all’aiuto medico alla morte volontaria, al suicidio assistito o ad accedere all’eutanasia come è invece possibile in Svizzera, Belgio, Olanda, Spagna, Canada, molti Stati degli Stati Uniti e sempre più Paesi nel mondo.Persino a fronte di una proposta di legge di iniziativa popolare depositata nel 2013 e due richiami della Corte costituzionale, il Parlamento in tutti questi anni non è mai riuscito a discutere di eutanasia legale. Ecco perché, a fianco delle persone che non possono aspettare i tempi della politica e della giustizia, abbiamo deciso di dare la parola ai cittadini con un referendum”: con queste parole l’Associazione Luca Coscioni ha lanciato nell’aprile di quest’anno la raccolta di firme per indire una consultazione popolare sul tema della “buona morte”.

Non crediamo ci sia molto da aggiungere: quella per la “buona morte” è a tutti gli effetti una battaglia di civiltà che abbraccia molti argomenti, a partire dal tema (più volte tirato in ballo a sproposito in questi ultimi tempi) della libera scelta per giungere ai temi della qualità e della dignità della vita – e dignità della vita significa indubbiamente dignità anche nella sua conclusione.

Per questo il Circolo ARCI Il Botteghino ospiterà stasera, a partire dalle ore 22:00, nel corso dell’evento “Canzonacce e ponci” organizzato dall’Albero di Pepe di Pontedera, un banchetto per raccogliere firme a favore di questo referendum (è necessario presentare un documento di identità). Per saperne di più vi invitiamo a visitare il sito referendum.eutanasialegale.it

Metà degli uomini sono donne

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Lug 30, 2021

“L’Albero del Pepe” propone una serata di “eventi culturali per la parità di genere” (così recita la locandina) che siamo felici di ospitare nei nostri spazi.

Stasera (30 luglio 2021, lo scriviamo per chi leggesse queste note in futuro), dopo un aperitivo mangereccio (attorno alle 19:00) accompagnato dalla musica, rigorosamente a tema, di Tatanka Selecta, potremo goderci (alle 22:00 circa) lo spettacolo teatrale “Metà degli uomini sono donne” con Stefano Tognarelli.

“Pole la donna permettisi di pareggiare con l’omo? No.”
“Sì”
“S’apre il dibattito”
Era il 1977 quando queste parole risuonavano in uno dei cult del cinema politico e sociale italiano, “Berlinguer ti voglio bene”. Anni in cui la lotta per i diritti civili delle donne era questione scottante e rivoluzionaria. Da allora le conquiste sono state tante ma la mentalità fatica a cambiare. Perché? E cosa ci possiamo fare? In una divertente carrellata storica questo spettacolo – che è più una chiacchierata fra amici – vuole portare al pubblico domande, informazioni e materiali per nuove riflessioni. Vi garba o non vi garba? S’apre il dibattito!

Lo spettacolo è una produzione di Mimesis Compagnia Teatrale e l’iniziativa è finanziata con il contributo del Cesvot.

L’appuntamento è stasera dalle 19:00 in poi (o dalle 22:00 per chi volesse assistere solo allo spettacolo) nell’area esterna del Circolo ARCI Il Botteghino.

“Lo scambio”, di R. Capannini e F. Badalassi

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Lug 24, 2021

Stasera, all’interno della 4a festa regionale dell’Associazione di Amicizia Italia-Cuba, sarà proiettato “Lo scambio”, l’ultimo cortometraggio dell’affiatata coppia formata da Riccardo Capannini e Fabiano Badalassi.

Siamo molto felici di poter presentare questo filmato, a cui teniamo particolarmente perché oltre a essere firmato da due amici del nostro Circolo (Riccardo, il regista, e Fabiano, che è l’autore del soggetto oltre che l’interprete principale insieme a Pilade Cantini, appunto) vede la partecipazione come comparse di molti dei nostri soci (nella foto qua sopra potete vedere che ci sono anch’io).

Alla proiezione è abbinata una cena il cui ricavato andrà a sostegno della campagna vaccinale di Cuba. Il menù è ampio e vale la pena riportarlo:

Ostie benedette (tris di pecorini e miele), € 7,00
Orecchie d’asino alla parmigiana (melanzane), € 6,00
Crostini misti degli Apostoli, € 4,00
Risotto Gesinocchio (zucchine e taleggio), € 6,00
Lasagne vegetariane al bacio di Giuda, € 6,00
Penne alla Mangiafuoco (pomodoro), € 5,00
Il Gatto o la Volpe? (grigliata mista), € 8,00
Frittura miracolosa (totani e gamberetti), € 8,00
Zecchini d’oro (patate fritte), € 3,00
Il tutto accompagnato dal vino di Mastro Ciliegia!

Per partecipare alla cena è obbligatoria la prenotazione al 328 9016442.

Seguirà una serata di musiche dell’America Latina con DJ SPIF, che sta per “Salto di Palo in Frasca”.

Vi aspettiamo!