Il ragazzo aveva gli occhi grandi e i capelli rossi. Quel giorno era capitato che gli occhi gli fossero diventati rossi, ma non per questo i suoi capelli erano diventati grandi.

Tutto era iniziato la mattina stessa, al bar. Mentre mangiava il suo cornetto integrale con marmellata di frutti di mare (una specialità del bar ”Il vongoliere”, che era proprio sotto casa sua) aveva sfogliato distrattamente una copia del quotidiano locale (“Il Circondario”, che aveva la redazione nel palazzo di fronte al bar, e infatti il proprietario del bar non comprava la sua copia in edicola ma se la faceva lanciare dalla finestra del palazzo di fronte dal correttore di bozze, che aveva un lancio potentissimo e una mira infallibile e non a caso aveva partecipato anche a qualche gara e vinto diverse medaglie di oro che però aveva scoperto essere oro finto) e si era soffermato sull’oroscopo: il trafiletto dedicato ai nati sotto il segno dell’ariete (il ragazzo dagli occhi grandi e i capelli rossi era uno di loro) profetizzava, tra l’altro, “un incontro inaspettato molto importante”; per questo per tutta la giornata il ragazzo dagli occhi grandi e i capelli rossi aveva passeggiato per le vie più frequentate del paese (il corso Principale, così chiamato in memoria di don Eugenio Principale, che fu parroco agli inizi del ‘900, e la via Traversa, dedicata a Santino Traversa, eroe di guerra, anche se nessuno avrebbe saputo dire di quale), si era seduto più volte sulle panchine dei giardini pubblici da poco privatizzati e aveva fatto qualche incursione in piazza Stazione (che si chiama così perché è di fronte alla stazione ferroviaria, anche se alcuni pensano che sia intitolata a Onofrio Stazione, il primo sindaco del paese, morto di vecchiaia a 22 anni) nell’orario di arrivo dei treni.

In questo suo vagare aveva a lungo fantasticato su questo “incontro molto importante”, formulando varie congetture. Avrebbe potuto incontrare, vedi tu, una ragazza dai capelli gialli (giallo e rosso stanno bene insieme, lo aveva sempre pensato) che lo avrebbe amato per tutta la vita, o anche solo per un paio d’anni, o forse gliel’avrebbe almeno data, che per lui era già tanto visto che l’ultima volta che una ragazza gliel’aveva data i prezzi nelle vetrine venivano ancora indicati sia in lire che in euro, e comunque era successo perché lei era ubriaca ed era convinta di darla a Gianni Mazzetto, il ragazzo più desiderato del paese, a cui il ragazzo dagli occhi grandi e i capelli rossi assomigliava vagamente; oppure avrebbe potuto incontrare un messaggero che gli avrebbe comunicato che il vecchio zio Augusto (che si era trasferito da una sessantina d’anni in Alta italia e là era diventato milionario vendendo semi di zucca essiccati e salati) era passato a miglior vita e aveva lasciato al suo unico nipote, cioè al ragazzo dagli occhi grandi e i capelli rossi, tutti i suoi averi e una quarantina di confezioni di lupini mannari, un nuovo business a cui il vecchio zio si stava dedicando negli ultimi anni; oppure, ancora, avrebbe potuto incontrare qualcuno che gli avrebbe offerto un lavoro, magari un impiego poco faticoso e ben retribuito, come scaldare poltrone negli uffici di qualche compagnia di assicurazioni o tagliare il brodo nella cucina di qualche ristorante. Ma nessuna di queste ipotesi si era avverata.

Era ormai quasi mezzanotte e, nonostante avesse passato la giornata nelle zone più frequentate del paese, non aveva incontrato che bambini rumorosi, signori frettolosi, signore avvolte in pellicce di cinghiale, coppiette che passeggiavano guardandosi negli occhi e perciò sbattevano di continuo contro pali e transenne, vigili urbani dai modi poco urbani, venditori porta a porta di porte repellenti per tenere lontani i venditori porta a porta, testimoni reticenti di Geova o di altre divinità. Si era messo a sedere sul bordo di un’aiuola che il sindaco aveva fatto costruire al centro di piazza Pulita (dedicata a Adelina Portelli, più nota col nome d’arte di Bernarda Pulita, storica prostituta della zona la cui igiene intima era diventata proverbiale, morta di pediculosi alla fine del secolo scorso) perché i cittadini, stanchi dei troppi divieti, potessero calpestarla a piacimento. Si era seduto e si era messo a piangere: per questo ora aveva gli occhi rossi, e il fatto che i capelli non gli fossero diventati grandi lo intristiva ancora di più.

Si incamminò mestamente verso casa. Passò davanti alla saracinesca abbassata del ber “Il vongoliere”. Poteva sentire le urla dei molluschi che venivano sgusciati vivi per essere aggiunti alla marmellata di frutti di mare; il ragazzo dagli occhi grandi e i capelli rossi aveva sempre pensato che si trattasse di una pratica crudele e quella sera si ripromise di non mangiare più i cornetti farciti con quella marmellata finché il proprietario del bar non avesse preso l’abitudine di anestetizzare i molluschi prima di sgusciarli. Nel palazzo di fronte c’erano due finestre illuminate: erano quelle della redazione del “Circondario”, dove si stavano dando gli ultimi ritocchi al giornale che tra poco sarebbe andato in stampa; dalla finestra di sinistra di tanto in tanto volava fuori qualche foglio di carta appallottolato che il correttore di bozze scagliava con forza perché andasse a depositarsi esattamente al centro della discarica che si trovava in un terreno a pochi chilometri a ovest del paese.

Quando fu di fronte al portone di casa vide una ragazza dai capelli gialli che se ne stava in piedi con le braccia conserte e l’aria di chi sta per perdere la pazienza.

– Alla buon’ora! Ce ne hai messo di tempo! – disse.

– Dice a me?

– Eh! Vedi forse qualcun altro qua attorno?

– Ehm… No. In effetti no. Posso sapere lei chi è?

– Sono il tuo incontro.

– Ah! Non ci speravo più! È tutto il giorno che la aspetto…

– Sei un coglione, allora! L’oroscopo era chiaro: “incontro inaspettato”. Se è inaspettato non puoi aspettarlo, non ti pare?

– Ehm… Già. È vero. Posso fare qualcosa per lei?

– No, tu non devi fare nulla. Sono io che devo fare delle cose… vediamo… – La ragazza prese a frugare nella borsetta e ne estrasse un foglietto quadrato arancione che scorse rapidamente con gli occhi. – Allora… Innanzitutto devo dartela, e qui dovremmo cavarcela in fretta…

– In che senso, scusi?

– Zitto, per favore! Poi, dunque… – La faccia le si intristì di colpo. – Oh Dio! Mi dispiace! Tuo zio Augusto è morto. Sono desolata…

– Io neppure lo conoscevo: se ne partì prima che io nascessi, e aveva troncato ogni contatto col resto della famiglia. E poi aveva 163 anni: c’era da aspettarselo che prima o poi…

– Capisco, ma ciò nonostante è pur sempre… – Non finì la frase. – Ti faccio le mie condoglianze.

– Grazie.

– Comunque… pare che tu sia il suo unico erede. E si parla di un’eredità di milioni! Mi fa piacere per te!

– Grazie.

– Poi, vediamo… ci sono due offerte di lavoro: una compagnia di assicurazioni e un ristorante. Vuoi i dettagli?

– Non servono, ormai. Non crede?

– Eh sì, con quell’eredità… Va bene, allora siamo a posto, direi. Buona notte!

– Aspetti! Non doveva darmela?

– Ah, già! Che sbadata! – Si picchiò la fronte col palmo della mano, poi lo guardò e gli sorrise. – Be’, fammi entrare, no?

– Oh sì, giusto! – Il ragazzo dagli occhi grandi e i capelli rossi infilò la mano in tasca per prendere la chiave.

– Te la do volentieri, sai? Assomigli un po’ a Gianni Mazzetto… Lo conosci?

– Di fama. – Aprì il portone e fece strada alla ragazza dai capelli gialli.

Il mattino seguente, prima che lei si fosse rivestita del tutto, le chiese se poteva fare in modo che quando gli occhi gli diventavano rossi i capelli gli diventassero grandi; lei rispose che purtroppo, per quello, non poteva fare nulla.

Nom de Plume

Nom De Plume è uno scrittore di origine francese che vive da molto tempo nella campagna toscana, di preferenza nei terreni incolti ricchi di fioriture di tarassaco che costituiscono il suo habitat naturale. Non ha mai vinto premi letterari né cesti natalizi alle lotterie di quei due o tre bar dove è solito annegare la solitudine nel caffè.