Mi ricordo ancora la prima volta che sono entrato al Botteghino, anche se non era la prima volta vera e propria ma tipo la seconda perché, a dire il vero, la prima volta mangiai una pizza e poi suonai il punk hardcore nei locali di quella che oggi è la pizzeria la melodia. Tuttavia, non sapendo se quei locali siano o no da considerarsi come una parte o un’estensione o, addirittura, una repubblica indipendente da Il Botteghino, facciamo che la prima volta è quella che vi racconto ora:

Di questo mio ricordo non ricordo proprio tutto e, quel poco che mi ricordo, me lo ricordo perché ai tempi era accaduto l’insolito fatto che stavo insieme ad una ragazza. Non era e non è una roba che ricorre spesso nella mia vita infame e, quindi, me la son fissata nel cerebro proprio per questo motivo. 

Eravamo in quattro, uno elegante e bello, uno dinoccolato ed alto, uno beone e robusto e poi io, tra i quattro senz’altro il più stronzo. Avevamo amplificatori e strumenti in mano, eravamo lì per fare tutta una roba distorta, urlata e birbantella e non vedevamo l’ora di fare quello che ci eravamo promessi di fare. Entrammo dal bar e cosa vedemmo più non mi ricordo: probabilmente un bar con le persone che fanno le cose che si fanno in genere nei bar; tipo parlare, bere, giocare a biliardino, bere, litigare, bere, riappacificarsi, bere, appiccicare cingomme e caccole sotto i tavoli e poi bere per dimenticare di aver vissuto. Credo funzioni così in genere. Insomma, qualcuno, non so chi, ci disse di prendere le scale alla destra del bancone, farle fino in fondo, guadagnare lo spiazzo e poi disporre tutti i nostri ammennicoli nell’apposito chiosco adibito a palco per soggetti finto-violenti tipo noi (non disse proprio così, ma sarebbe stato bellissimo se lo avesse detto). Facemmo tutto come da  indicazioni e, dopo pochi minuti, eravamo già a provare urla, rumori, battiti ossessivi e sensi di colpa. Con noi, quella sera, c’era un gruppo di metallari che però non se la sentiva un granché di esibirsi in assoli; gli unici assoli erano la sequela di moccoli e battute gratuite nel quale si producevano con un’insistenza che faceva pensare più ad una forzatura che ad un moto spontaneo dello spirito. Un po’ triste come cosa ma, comunque, bello anche così. Credo. 

Da mangiare ci diedero delle robe, mi pare, vegetariane perché la ragazza che organizzava lo spettacolo era, per l’appunto, vegetariana. Non mi ricordo se mi piacque o meno, però mi ricordo che, ad un certo punto, sbucò la mia ragazza del periodo e lei mi piaceva in quel dato momento (lì eravamo ad inizio relazione, in seguito ci saremmo conosciuti meglio e quindi sarebbe subentrata la fredda presa di coscienza del non sei tu sono io). Suonammo per primi. Il dinoccolato alto cantava, l’elegante bello suonava il basso, il beone robusto la batteria, ed io, senz’altro il più stronzo, la chitarra. Fu più una mostra di miserie quella che allestimmo quella sera di fronte ad un pubblico annoiato che ci giudicava seduto ad un tavolino: il dinoccolato alto si rotolava per terra, in preda a convulsioni mistiche, il beone robusto, in quanto robusto, fece cascare per terra, e più volte, vari pezzi della batteria e, nel complesso, suonammo di merda per un pubblico un po’ tiepido.

Durante il cambio palco con il gruppo di metallari troppo modesti per gli assoli, il loro chitarrista si complimentò con me:

“mah, non s’è suonato bene!” feci io, totalmente ignaro del fatto, che alle volte, conta più la performance fisica di quella sonora

“Guarda, tra i modi di fare cacare, questo è senz’altro uno dei meno peggiori”

E mi lasciò così, con questa perla che mi son rigiocato per una vita in mille e più conversazioni.

Anche loro non fecero una performance memorabile: suonarono meglio di noi, certo, ma la qualità media delle canzoni era piuttosto bassa. Tuttavia condirono tutta la loro esibizione con madonne tumefatte nell’odio sacrilego di un caprone consacrato al culto degli inferi, cristi strappati violentemente dai crocefissi e gettati nella melma della miseria umana, Dei sfigurati nella loro stessa vanagloria ed esposti in offerta a tribù di cannibali senza Dio. Il concerto finì, io limonai tantissimo ed ognuno tornò alla sua residenza.

Pochi giorni più tardi, sul quotidiano “Il Tirreno”, comparve una lettera di un cittadino indignatissimo: 

“Bestemmie e convulsioni

Ieri sera mi sono recato presso il circolo “Il Botteghino” di La Rotta e non avrei mai potuto immaginare a cosa mi sarei trovato di fronte: suonavano due gruppi di musica (se così si può definire) estrema e non tarderei a definire le loro esibizioni, oscene, ributtanti e vomitevoli, tra rantoli, urla disumane, bestemmie e convulsioni da posseduti. Mi chiedo come si possa, al giorno d’oggi, permettere che abbiano luogo certi spettacoli (se così si possono definire). Che l’amministrazione comunale faccia qualcosa! Nel caso servisse, rendo noto che ho ripreso tutto con la telecamera!”

Inutile dire che, per il concerto successivo, arrivò la SIAE a distribuire multe e simpatia come sua abitudine. 

Tommaso Salvini

Sono nato a Pontedera, poi dopo me ne son pentito. Dicono lo faccia.