La rosa è viva

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Giu 27, 2021

«La rosa è viva e fiorirà certamente»: così scriveva, nell’estate del 1929, Antonio Gramsci alla cognata Tania dal carcere di Turi dove era detenuto. La metafora è cristallina e, per certi versi, sorprendente: non fiorirà quest’estate, ma «il caldo prepara il gelo» ed è «sotto la neve [che] palpitano già le prime violette».

Sotto la neve palpita anche il cuore di Gaia, adolescente romana protagonista del nuovo romanzo di Denise Ciampi che deve il suo titolo proprio alle parole di Gramsci: “La rosa è viva”. Gaia è una militante neofascista; Denise la dipinge come una ragazza onesta e generosa, alla disperata ricerca di quelle certezze e di quei punti di riferimento che solo la facile propaganda dell’estrema destra sembra in grado di offrirle. E tuttavia quelle certezze iniziano a vacillare quando sulla sua strada Gaia incontra un «fantasma», la bisnonna paterna delle cui vicende la ragazza viene a conoscenza attraverso le lettere che la donna aveva scritto (anche) dal campo di concentramento di Ravensbrück dove scontava la sua prigionia per aver aiutato i partigiani.

Se a un primo livello “La rosa è viva” può essere considerato un classico romanzo di formazione, i temi che affronta sono molteplici e tutti meritevoli di essere approfonditi. Su tutti: la memoria del passato che ha bisogno di essere recuperata e – forse – la memoria per il futuro che tutti noi stiamo trascurando di costruire; un’adolescenza che il mondo degli adulti non riesce, colpevolmente, ad accompagnare nel cammino verso la maturazione; la necessità di riscoprire forme di comunicazione complesse, capaci di trasmettere sentimenti, emozioni e, perché no?, progetti che altro non sono, probabilmente, che un po’ di quelle «violette che palpitano sotto la neve» a cui faceva cenno Gramsci.

Ne parleremo domenica 4 luglio alle 21:30, in un incontro pubblico con Denise Ciampi al Circolo ARCI Il Botteghino, durante la presentazione di questo romanzo che, da parte mia, vi consiglio fin da adesso di leggere perché è molto bello. A condurre la serata saranno Chiara Lazzeri e il sottoscritto (Gianluca Macelloni, per servirvi), ed è prevista la partecipazione di alcuni ospiti di cui sveleremo i nomi solo quando la loro presenza sarà certa.

Vi aspettiamo!

Lo chiamavano Parafango

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Giu 27, 2021

Leonardo Martinelli detto «Parafango» nasce alla fine della seconda mondiale in un manicomio. Dopo una disastrosa partecipazione a un Giro d’Italia sposa una ragazza di nome Brunilde, dalla quale si separerà poco tempo dopo. Muore in circostanze misteriose.

A Martinelli il cantautore Stefano Nottoli ha dedicato dapprima una canzone, quindi un intero album, poi uno spettacolo teatrale in cui alle canzoni si alternavano monologhi in vernacolo lucchese (affidati a Simonetta Bianchi della compagnia teatrale Invicta) e, infine, un lungo racconto pubblicato dall’editore Del Bucchia. 

Parafango è un personaggio di fantasia ma per raccontarne le vicende Stefano Nottoli si è ispirato ai suoi ricordi d’infanzia e a numerose “storie di paese“ che ha ascoltato in giro e che hanno il sapore, molto spesso, di leggende metropolitane: ne è venuta fuori una storia di quelle che a noi paiono sin troppo sopra le righe per essere veramente false. Se volete farvene un’idea fate un salto sabato 3 luglio alle ore 21:30, al Circolo ARCI Il Botteghino: presenteremo il libro di Stefano Nottoli «Lo chiamavano Parafango» e, in compagnia dell’autore e di Simonetta, ripercorreremo la vita e le opere di Leonardo Martinelli detto «Parafango» in un viaggio tra aneddoti, letture e canzoni. Vedrete che vi sembrerà di ascoltare una di quelle storie che qualcuno vi ha raccontato tanti anni fa e cui, in fondo in fondo, avete persino creduto.