Eventi

Piazza Gino Strada

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria / Col suo marchio speciale di speciale disperazione / E tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi / Per consegnare alla morte una goccia di splendore / Di umanità di verità

(Fabrizio De André)

Chissà come l’avrebbe presa, Gino Strada, questa trovata. Dicono fosse un uomo decisamente ruvido. Probabilmente avrebbe sgranato gli occhi, bofonchiato un monosillabo di difficile interpretazione (“bah!”) e poi si sarebbe voltato scacciando con la mano un frammento di pensiero non meritevole, a suo avviso, di essere espresso, ma sin troppo facile da indovinare: “Che razza di idea, intitolarmi una piazza!”, o qualcosa del genere.

Eppure, noi questa “razza di idea” l’abbiamo avuta. La nostra piazza, quella a cui non riuscivamo a dare un nome, che ci costringeva a ricorrere a locuzioni come “area esterna”, “spazio eventi”, “ex-campino” (e chi più ne ha più ne metta) ogni qual volta ci trovavamo a doverla indicare… quella piazza, ora, si chiama “piazza Gino Strada, medico e uomo di pace”. Sappiamo già che quest’ultima definizione lascerà perplessi diversi di voi: “Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra” è divenuta, in questi pochi giorni, la frase di Gino Strada più citata, rimbalzata com’è di social in social. È pericoloso, lasciate che ve lo diciamo, rinchiudere un uomo in una citazione, quasi a farne un santino con stampata sul fronte un’immagine da venerare e sul retro una frase virgolettata; o come si usa oggi, tra chi è nato nell’era del digitale e chi ha lasciato che quest’era lo prendesse in adozione, a trasformarlo in un meme da postare su Facebook, su Instagram e chissà dove altro ancora. Ma in quell’asserzione che può apparire persino contraddittoria sta tutta la complessità e al tempo stesso la semplicità del pensiero di Gino Strada: non amava essere chiamato pacifista perché “tra i pacifisti c’è molto dilettantismo” – e lui, certamente, dilettante non era! – ma non esitava a definire la pace “non solo un dovere, ma una necessità”.

(È d’obbligo una nota. Molte delle frasi che in questo articolo attribuiamo a Strada sono impropriamente racchiuse  tra virgolette ma sono riportate “a memoria”; sarebbe estremamente facile ricercare la fonte originale e trascriverle alla lettera, ma ci sembra un esercizio di nessuna utilità: un pensiero di valore che riesca a essere interiorizzato al punto che ciascuno riesca a esprimerlo, senza ovviamente tradirne il significato, col proprio stile e la propria sensibilità è un pensiero che dimostra la sua grandezza. A memoria, che noi sappiamo, si imparano solo le tabelline e le preghiere).

Assisteremo (stiamo già assistendo, a dire il vero) a tentativi più o meno maldestri di tirare Gino Strada, come si suol dire, “per la giacchetta”. Al netto di pochi biliosi imbecilli che hanno esultato per la morte di questo “traditore degli italiani”, che poi sono gli stessi che sono pronti a gridare a ogni piè sospinto “aiutiamoli a casa loro!” (a costoro diamo una notizia sconvolgente: “aiutarli a casa loro” era esattamente una delle cose che Gino Strada e i suoi sodali facevano), oppure “pensiamo piuttosto agli italiani in difficoltà!” (altra notizia bomba: Emergency, l’associazione fondata da Gino Strada, opera anche in molte zone d’Italia offendo gratuitamente assistenza medica e sanitaria di prima qualità a chiunque ne abbia bisogno), molti esponenti del mondo politico si stanno affrettando a farci sapere quanta stima li legasse a quest’uomo (“al di là di tutte le differenze che ci potevano essere tra noi…”), quanto apprezzassero la sua opera e compagnia bella. Se alcuni tra loro sono decisamente irritanti (non crediamo ci sia bisogno di fare nomi) e altri semplicemente ridicoli (per dire: quelli che spingono un giorno sì o l’altro pure per questo o quell’intervento militare perché “ormai è l’ultima soluzione possibile”, lo sanno che Strada sosteneva che “chi dice che la guerra è l’extrema ratio in realtà l’ha avuta in mente sin dal primo momento”?), ce ne sono alcuni, e vogliamo credere che non siano pochi, sinceramente desiderosi di sentirselo vicino, politicamente (impresa disperata, si direbbe, visto che il buon Gino ne aveva per tutti anche se, ammettiamolo pure, per alcuni ne aveva molto di più) e umanamente.

È in fondo quello che stiamo facendo anche noi, tirarlo per la giacchetta, intitolandogli questa piazza. Apparteniamo all’ultima categoria, diciamo così; e siamo immodesti quanto basta da credere che Gino Strada non si sarebbe poi trovato troppo male in nostra compagnia, fatta salva la sua nota avversione per le aggregazioni, e questo da molto prima che il CoVid le rendesse problematiche. Ci piace immaginare che se Gino fosse ancora tra noi, se quel suo cuore troppo affaticato dall’essersi speso in ogni possibile maniera in giro per il mondo non gli avesse richiesto improvvisamente di potersi mettere a riposo, quando stasera intitoleremo ufficialmente a lui la nostra piazza, sgranerebbe gli occhi di fronte a quel cartello stradale (a quell’imitazione di cartello stradale: ricordiamo che la piazza è lo spazio esterno di un circolo privato e questa “piazza Gino Strada” non apparirà mai sugli stradari comunali o su Google Maps; perché il nome di Gino Strada entri a far parte della toponomastica italiana aspettiamo con fiducia le decisioni delle varie amministrazioni locali e una specifica disposizione del Ministero degli Interni, come previsto dalla legge emanata nel 1927 e tuttora in vigore) e voltandosi verso di noi biascicherebbe tra sé: “Piazza Gino Strada? Che stronzi!”, per regalarci infine un sorriso stentato.

Sì, Gino, “piazza Gino Strada”. La dedichiamo a te. Chissà cosa diresti se sapessi che la nostra prima idea era stata quella di definirti “eroe dell’umanità”. Anzi, no, lo sappiamo cosa diresti: il tuo pensiero correrebbe al Galileo brechtiano, a quello “sfortunata la terra che ha bisogno di eroi” che giorno dopo giorno non manca di mostrare, a chi vuol vederla, la sua crudele verità, e pronunceresti parole che non è opportuno che siano riportate in questa sede. No, questa terra, questa Terra (con la “t” maiuscola) non ha bisogno di eroi. Ha bisogno di persone come te, come Gino Strada, medico e uomo di pace.

Torre Mazzinghi

Entrai dal barbiere, avevo 10 anni e paura degli adulti, un senso come d’inadeguatezza ed inferiorità mi mangiava a morsi. Il barbiere stava già lavorando su un cliente:

“Fammi i capelli lisci come il culo di un bimbetto”.

Linguaggio terribilmente maschio, talmente maschio che, essendo bimbo, temetti seriamente per la mia incolumità fisica. Avevo paura che mi obbligassero a calar le braghe per sentire com’è liscio il culo di un bimbo, farsene un’idea e lavorare in tal senso. Ciò, ovviamente, non accadde, ma mi rimase addosso quel certo non so che di schifo, ribrezzo e profondo disprezzo per tutto quello che è riconducibile al linguaggio terribilmente maschio. 

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