Eventi

Metà degli uomini sono donne

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Lug 30, 2021

“L’Albero del Pepe” propone una serata di “eventi culturali per la parità di genere” (così recita la locandina) che siamo felici di ospitare nei nostri spazi.

Stasera (30 luglio 2021, lo scriviamo per chi leggesse queste note in futuro), dopo un aperitivo mangereccio (attorno alle 19:00) accompagnato dalla musica, rigorosamente a tema, di Tatanka Selecta, potremo goderci (alle 22:00 circa) lo spettacolo teatrale “Metà degli uomini sono donne” con Stefano Tognarelli.

“Pole la donna permettisi di pareggiare con l’omo? No.”
“Sì”
“S’apre il dibattito”
Era il 1977 quando queste parole risuonavano in uno dei cult del cinema politico e sociale italiano, “Berlinguer ti voglio bene”. Anni in cui la lotta per i diritti civili delle donne era questione scottante e rivoluzionaria. Da allora le conquiste sono state tante ma la mentalità fatica a cambiare. Perché? E cosa ci possiamo fare? In una divertente carrellata storica questo spettacolo – che è più una chiacchierata fra amici – vuole portare al pubblico domande, informazioni e materiali per nuove riflessioni. Vi garba o non vi garba? S’apre il dibattito!

Lo spettacolo è una produzione di Mimesis Compagnia Teatrale e l’iniziativa è finanziata con il contributo del Cesvot.

L’appuntamento è stasera dalle 19:00 in poi (o dalle 22:00 per chi volesse assistere solo allo spettacolo) nell’area esterna del Circolo ARCI Il Botteghino.

“Lo scambio”, di R. Capannini e F. Badalassi

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Lug 24, 2021

Stasera, all’interno della 4a festa regionale dell’Associazione di Amicizia Italia-Cuba, sarà proiettato “Lo scambio”, l’ultimo cortometraggio dell’affiatata coppia formata da Riccardo Capannini e Fabiano Badalassi.

Siamo molto felici di poter presentare questo filmato, a cui teniamo particolarmente perché oltre a essere firmato da due amici del nostro Circolo (Riccardo, il regista, e Fabiano, che è l’autore del soggetto oltre che l’interprete principale insieme a Pilade Cantini, appunto) vede la partecipazione come comparse di molti dei nostri soci (nella foto qua sopra potete vedere che ci sono anch’io).

Alla proiezione è abbinata una cena il cui ricavato andrà a sostegno della campagna vaccinale di Cuba. Il menù è ampio e vale la pena riportarlo:

Ostie benedette (tris di pecorini e miele), € 7,00
Orecchie d’asino alla parmigiana (melanzane), € 6,00
Crostini misti degli Apostoli, € 4,00
Risotto Gesinocchio (zucchine e taleggio), € 6,00
Lasagne vegetariane al bacio di Giuda, € 6,00
Penne alla Mangiafuoco (pomodoro), € 5,00
Il Gatto o la Volpe? (grigliata mista), € 8,00
Frittura miracolosa (totani e gamberetti), € 8,00
Zecchini d’oro (patate fritte), € 3,00
Il tutto accompagnato dal vino di Mastro Ciliegia!

Per partecipare alla cena è obbligatoria la prenotazione al 328 9016442.

Seguirà una serata di musiche dell’America Latina con DJ SPIF, che sta per “Salto di Palo in Frasca”.

Vi aspettiamo!

8×5: con i lavoratori della Texprint

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Lug 10, 2021

8×5. Dove 8 sta per otto ore al giorno e 5 sta per cinque giorni alla settimana.

È l’orario di lavoro previsto dal Contratto Nazionale, un contratto che non si applica, evidentemente, ai dipendenti della Texprint di Prato, costretti a lavorare dodici ore al giorno, sette giorni su sette, senza pause, senza tutele in caso di malattia, sorvegliati da telecamere illegali, in condizioni di sicurezza tutte da verificare.

In sciopero dal 18 gennaio, hanno dato vita il mese successivo a un presidio permanente per reclamare i loro diritti. A oggi tutto quello che hanno ottenuto è stato il licenziamento per 13 di loro e lettere di sospensione per gli altri; a questo si aggiunga il pestaggio subito da tre ex operai (tra gli aggressori – una quindicina di persone – anche alcuni capi della Texprint), il ferimento di un ragazzo pachistano colpito alla testa con un mattone e persino la rottura di due dita di un altro ragazzo che stava riprendendo la scena, senza trascurare le ripetute “attenzioni” da parte delle forze dell’ordine che, come purtroppo non è infrequente che accada, sono schierate dalla parte di chi ha il potere e non di chi quel potere subisce. La vicenda della Texprint, infatti porta alla luce un sistema di sfruttamento largamente diffuso nel distretto tessile pratese e, pur se le notizie hanno avuto in questo caso rilevanza nazionale, le istituzioni – a cominciare dal sindaco di Prato – non sembrano intenzionate a farsene carico, probabilmente per paura (ma è solo paura?) di danneggiare un settore che per il territorio è importantissimo (per quanto possa sembrare incredibile nella società odierna il benessere, la salute, persino la vita degli esseri umani vengono sempre dopo rispetto agli interessi economici).

Noialtri del Botteghino continuiamo a sognare un mondo migliore, una società più giusta; per questo quando il Comitato dei lavoratori Piaggio ci ha proposto di ospitare quest’iniziativa abbiamo accettato con entusiasmo. Sabato 17 luglio, a partire dalle 18:30, incontreremo i lavoratori della Texprint, che ci parleranno delle loro condizioni di lavoro e delle loro rivendicazioni; alle ore 20:00 ci sarà una cena il cui ricavato andrà a sostenere questi lavoratori (la prenotazione è obbligatoria: mandate un messaggio a Adriana – 3492804297 – oppure a me – 3389401859 – se volete partecipare), poi la serata proseguirà con la musica dei TerrAccutizZ.

Noi stiamo dalla parte dei lavoratori della Texprint; voi da che parte state?

Il medico matto

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Lug 1, 2021

«Una delle più incredibili, affascinanti, paradossali e detonanti storie (vere) che mai vi possa capitare di sentire, vedere e ascoltare!» – così Remo Lenci descrive «Il medico matto», il nuovo spettacolo che metterà in scena, assieme alla sua complice Rosita Ambrosio, proprio al Botteghino: una prima nazionale («mondiale, persino!», dice Lenci) che siamo orgogliosi di ospitare.

Remo e Rosita formano la «R&R», una «non-compagnia fluida» che ama collaborare con altre realtà e coinvolgere più persone possibile nei suoi progetti: per questo «medico matto», per esempio, i due si sono affidati a Massimo Bernacchi per le animazioni, al «nostro» Gianni Capecchi che ha composto e eseguito i brani musicali che accompagnano lo spettacolo e a Sandro Marzocchini (un altro dei «nostri») come assistente e coordinatore.

Chi era «il medico matto»? Era quel signore dall’interminabile sfilza di pseudonimi che passeggiava per Pontedera avvolto nel suo cappotto anche in piena estate, che si esprimeva talvolta in un linguaggio che ricorda quello del placito cassinese e immaginava per sé un monumento intitolato «all’unico vero matto»? Oppure era l’insigne professore dalla cultura enciclopedica, il luminare che per anni ha diretto il dipartimento di igiene mentale di Volterra, il militante che si candidò per Rifondazione Comunista alle elezioni comunali del 2014? Remo Lenci e Rosita Ambrosio, sulla base delle poesie e dei disegni che ci ha lasciato e delle testimonianze di chi l’ha conosciuto da vicino tentano di ricostruire la figura – o, per meglio dire, una delle possibili figure – del dottor Alberto Pacchiani, il «medico matto» del titolo, in uno spettacolo multimediale che presenteranno, come detto, in anteprima nazionale al Circolo Arci Il Botteghino venerdì 9 luglio alle ore 21:30.

La rosa è viva

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Giu 27, 2021

«La rosa è viva e fiorirà certamente»: così scriveva, nell’estate del 1929, Antonio Gramsci alla cognata Tania dal carcere di Turi dove era detenuto. La metafora è cristallina e, per certi versi, sorprendente: non fiorirà quest’estate, ma «il caldo prepara il gelo» ed è «sotto la neve [che] palpitano già le prime violette».

Sotto la neve palpita anche il cuore di Gaia, adolescente romana protagonista del nuovo romanzo di Denise Ciampi che deve il suo titolo proprio alle parole di Gramsci: “La rosa è viva”. Gaia è una militante neofascista; Denise la dipinge come una ragazza onesta e generosa, alla disperata ricerca di quelle certezze e di quei punti di riferimento che solo la facile propaganda dell’estrema destra sembra in grado di offrirle. E tuttavia quelle certezze iniziano a vacillare quando sulla sua strada Gaia incontra un «fantasma», la bisnonna paterna delle cui vicende la ragazza viene a conoscenza attraverso le lettere che la donna aveva scritto (anche) dal campo di concentramento di Ravensbrück dove scontava la sua prigionia per aver aiutato i partigiani.

Se a un primo livello “La rosa è viva” può essere considerato un classico romanzo di formazione, i temi che affronta sono molteplici e tutti meritevoli di essere approfonditi. Su tutti: la memoria del passato che ha bisogno di essere recuperata e – forse – la memoria per il futuro che tutti noi stiamo trascurando di costruire; un’adolescenza che il mondo degli adulti non riesce, colpevolmente, ad accompagnare nel cammino verso la maturazione; la necessità di riscoprire forme di comunicazione complesse, capaci di trasmettere sentimenti, emozioni e, perché no?, progetti che altro non sono, probabilmente, che un po’ di quelle «violette che palpitano sotto la neve» a cui faceva cenno Gramsci.

Ne parleremo domenica 4 luglio alle 21:30, in un incontro pubblico con Denise Ciampi al Circolo ARCI Il Botteghino, durante la presentazione di questo romanzo che, da parte mia, vi consiglio fin da adesso di leggere perché è molto bello. A condurre la serata saranno Chiara Lazzeri e il sottoscritto (Gianluca Macelloni, per servirvi), ed è prevista la partecipazione di alcuni ospiti di cui sveleremo i nomi solo quando la loro presenza sarà certa.

Vi aspettiamo!

Lo chiamavano Parafango

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Giu 27, 2021

Leonardo Martinelli detto «Parafango» nasce alla fine della seconda mondiale in un manicomio. Dopo una disastrosa partecipazione a un Giro d’Italia sposa una ragazza di nome Brunilde, dalla quale si separerà poco tempo dopo. Muore in circostanze misteriose.

A Martinelli il cantautore Stefano Nottoli ha dedicato dapprima una canzone, quindi un intero album, poi uno spettacolo teatrale in cui alle canzoni si alternavano monologhi in vernacolo lucchese (affidati a Simonetta Bianchi della compagnia teatrale Invicta) e, infine, un lungo racconto pubblicato dall’editore Del Bucchia. 

Parafango è un personaggio di fantasia ma per raccontarne le vicende Stefano Nottoli si è ispirato ai suoi ricordi d’infanzia e a numerose “storie di paese“ che ha ascoltato in giro e che hanno il sapore, molto spesso, di leggende metropolitane: ne è venuta fuori una storia di quelle che a noi paiono sin troppo sopra le righe per essere veramente false. Se volete farvene un’idea fate un salto sabato 3 luglio alle ore 21:30, al Circolo ARCI Il Botteghino: presenteremo il libro di Stefano Nottoli «Lo chiamavano Parafango» e, in compagnia dell’autore e di Simonetta, ripercorreremo la vita e le opere di Leonardo Martinelli detto «Parafango» in un viaggio tra aneddoti, letture e canzoni. Vedrete che vi sembrerà di ascoltare una di quelle storie che qualcuno vi ha raccontato tanti anni fa e cui, in fondo in fondo, avete persino creduto.

¿Que pasa en Colombia?

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Giu 26, 2021

Già: cosa succede in Colombia?

I mezzi di comunicazione ci parlano di un paese che sta precipitando nel caos, di una protesta popolare che sta arrivando alla fine della sua prima fase mentre restano impunite centinaia di violazioni dei diritti umani perpetrate dallo stato. Non sappiamo molto altro, in realtà, perché le vicende dei paesi sudamericani sembrano non appassionare più di tanto l’opinione pubblica italiana e così le notizie che ci arrivano sono scarse: quel che sappiamo è il cosiddetto “minimo sindacale” elargito più per dovere di cronaca che per volontà di fare informazione.

Questo pomeriggio, al Circolo ARCI Il Botteghino, tenteremo di fare un po’ di chiarezza. Alice Pistolesi, giornalista, condurrà un dibattito a cui parteciperanno Jorge Romero Mora, artista colombiano e amico di vecchia data del Circolo, Maria Constanza Solarte, artista colombiana, e Genny Salerno, responsabile del settore immigrazione di ARCI Valdera. Nel corso del dibattito sono previsti collegamenti video con la Colombia.

Cercheremo, insomma, di saperne, e soprattutto di capirne, un po’ di più.

L’appuntamento è alle 18:00 al Circolo ARCI Il Botteghino.

Jammin’

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Giu 22, 2021

Se cercassimo la parola jam su un dizionario Inglese-Italiano scopriremmo che significa “compressione, pigiamento”, oppure “inceppamento” o persino “guaio, casino”; il verbo to jam di conseguenza significa “premere, bloccare”. E tutto ciò è davvero bizzarro, se pensiamo che per noi Jam, e soprattutto to jam coniugato al gerundio (Jammin’, con l’elisione della g finale) significa esattamente il contrario.


Jammin’ significa rimettersi in moto. Questo giovedì ci ritroveremo (in tanti? speriamo proprio di sì!) nella nuova area eventi del Circolo ARCI Il Botteghino per suonare e cantare insieme, o anche solo per ascoltare amici che suonano e cantano, dopo mesi e mesi di pausa. È il primo evento di questa nuova stagione del Botteghino, un evento a cui molti altri seguiranno: oltre alle jam session, che si svolgeranno regolarmente ogni giovedì, a volte con la partecipazione di ospiti speciali), vi offriremo concerti, spettacoli teatrali (“Il medico matto” di Remo Lenci, venerdì 9 luglio), dibattiti (“… e la Colombia?”, questo sabato alle ore 18:00), presentazioni di libri (“La rosa è viva” di Denise Ciampi, venerdì 2 luglio), solo per citare gli appuntamenti più vicini. Non vi resta che consultare regolarmente questa pagina (o i nostri canali Facebook e Instagram) per essere costantemente aggiornati sulle nostre iniziative.
Quindi, let’s jam!

[Per chi fosse curioso: Jam deriva da Jamu, un termine che nella lingua degli Yoruba (una tribù dell’Africa occidentale) significa “suonare insieme”; il termine si diffuse tra i jazzisti americani fin dagli anni 20 del secolo scorso per indicare una riunione (una session) in cui si suonava insieme improvvisando su alcuni standard e, lentamente ma inesorabilmente, a partire dagli anni 60, l’espressione Jam Session cominciò a essere usata anche negli ambienti del rock – N.d.A]

Una pallina su una roulette

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Mag 21, 2021

Ho aspettato a scrivere queste righe. Volevo capire bene; anzi, per dire meglio, volevo capire se avevo – se avevamo – capito bene. No, perché sembrava che le attività dei circoli, delle “associazioni di promozione sociale” come si chiamano adesso, fossero tra le ultime cose a ripartire: insieme al gioco d’azzardo, per dire. E ovviamente non ci volevo – non ci volevamo – credere.

E invece è proprio vero. Così ci considerano i nostri governanti: non fanno differenza, insomma, tra chi cerca, nel suo piccolo, di “mettere in circolo” le idee (come dice uno slogan dell’ARCI) e chi mette in circolo una pallina su una roulette.

Per quanto mi sforzi non riesco a trovare alcuna giustificazione a questa misura. Non è dettata dalla necessità di contenere la diffusione della pandemia, questo è certo: altre realtà, potenzialmente più “pericolose” della nostra, hanno già ripreso a funzionare.

L’unica spiegazione che mi appare plausibile è questa: delle “attività di promozione sociale” (anzi, della promozione sociale punto e basta) a questo governo non importa una sega. Per dirla con Toti, noi non siamo “indispensabili allo sforzo produttivo del Paese” – il che è vero, verissimo, innegabile: che se ne fa, il Paese, di gente come noi, che si dà da fare solo per il gusto di costruire una comunità senza guadagnarci, e senza far guadagnare, una lira? Eppure, be’, l’idea che un Paese, che una collettività, possa fondarsi solo sullo “sforzo produttivo” non riesco – non riusciamo – a mandarla giù.

Dicevo al Tirreno, qualche giorno fa, che certe iniziative (ricreative, sociali, culturali) sono per noi indispensabili. Ed è vero, ma non per ragioni puramente economiche, come si potrebbe pensare: sono indispensabili perché il nostro Circolo è questo e non altro. Senza quelle attività saremmo un bar. Non che ci sia niente di male, in un bar, per carità; ma se volessimo che Il Botteghino fosse un bar certamente non staremmo qua a sbatterci. E a questo proposito, lasciate che spenda due parole di plauso per i volontari vecchi e nuovi che in questi giorni si stanno dando da fare per attrezzare aree in cui sarà possibile svolgere eventi in piena sicurezza: la loro passione ci ripaga di ogni amarezza.

E intanto, direte, che si fa? Niente: aspetteremo diligentemente il primo di luglio per riprendere a fare quel vogliamo e dobbiamo fare. Siamo solo una pallina su una roulette; e anche la roulette, a pensarci bene, non si metterà in moto prima di quel giorno.

Nel frattempo continueremo a fare l’unico lavoro che ci è consentito, quello del bar, appunto. Vi aspettiamo il venerdì, il sabato e la domenica dalle 18 fino all’ora che via via il coprifuoco ci consentirà. Se volete venire a trovarci a noi farà piacere.